KB4 RC

KB998 Rimini

Tesi H2

KB4

BX450

Bimota: L'Arte Italiana su Due Ruote, dal Passato al Futuro con Kawasaki

eleganza, carisma, leggenda

Nata a Rimini nel 1973 per iniziativa di Valerio Bianchi, Giuseppe Morri e il geniale Massimo Tamburini (da cui il nome BI-MO-TA), l'azienda si è subito distinta per la sua filosofia costruttiva: realizzare motociclette esclusive con telai raffinatissimi e ciclistiche all'avanguardia , abbinati a motori di produzione altrui, spesso giapponesi o Ducati.

Bimota non produceva motori propri, ma si concentrava sulla perfezione della dinamica di guida, creando moto leggere, agili e prestazionali che diventavano presto oggetti del desiderio per appassionati e piloti. Modelli iconici come la HB1 (su base Honda), la SB2 e la KB1 segnano gli anni '70 e '80, insieme a successi nel Campionato del Mondo 350cc e nel TT F1. Gli anni '90 videro l'affermazione di soluzioni tecniche innovative, come il sistema di sterzo alternativo della celebre Tesi .

Nonostante il successo sportivo e l'ammirazione degli appassionati, la storia di Bimota è stata caratterizzata da fasi alterne e difficoltà economiche che hanno portato a diversi cambi di proprietà.

Tuttavia, il fascino del marchio non è mai venuto meno. Nel 2019, Kawasaki Heavy Industries ha acquisito il 49,9% delle quote di Bimota , segnando un nuovo capitolo nella sua storia. Questa partnership ha permesso a Bimota di tornare alla produzione con un forte supporto tecnologico e motoristico, pur mantenendo l'artigianalità e l'esclusività che l'hanno sempre contraddistinta.

Oggi, Bimota continua a Rimini a creare capolavori a due ruote, come la Tesi H2 (con motore sovralimentato Kawasaki) e la KB4 , unendo l'ingegneria giapponese all'inconfondibile design e savoir-faire italiano. La storia di Bimota è un esempio di come la passione e l'innovazione possano superare le avversità, aprendo nuove strade nel mondo motociclistico di alta gamma.

Ambasciatore del Made in Italy nel mondo

Dalla matita visionaria di Massimo Tamburini prende forma la prima moto “su misura”: la HB1, un simbolo dell’artigianalità italiana in soli dieci esemplari.

Attorno al motore della Honda CB 750 viene costruito un telaio innovativo, pensato per abbassare il baricentro e alleggerire l’intera struttura, ridefinendo l’equilibrio tra potenza e agilità.

Nel 1977 arrivano le SB2, con un telaio scomponibile mai visto prima. L’anno dopo è il turno della KB1, che accende i riflettori internazionali sull’ingegno di Bimota.

Con gli anni ’80 anche le piste iniziano a parlare italiano. Le vittorie nel Mondiale 350 del 1980 con Jon Ekerold su YB3 e nel Mondiale TT F1 del 1987 con Virginio Ferrari su YB4 rappresentano il riconoscimento globale del valore tecnico ed estetico del marchio.

In quegli anni nascono anche alcune delle stradali più iconiche della storia: la DB1, la YB4 EI e i primi prototipi del progetto Tesi, oggi considerati autentiche pietre miliari dell’evoluzione motociclistica.

La bellezza si vede, il fascino si sente

Andrea Acquaviva, il sarto del telaio in traliccio, e il designer Enrico Borghesan, danno vita nel 2007 alla DB7.

Un’espressione di innovazioni tecniche su due ruote.

Il telaio è una struttura mista traliccio in tubi a sezione ovale e piastre in alluminio ricavate dal pieno, con il forcellone infulcrato direttamente nel basamento del motore e l’attacco dell’articolazione della sospensione posteriore anch’esso collegato al basamento.

Queste non sono unicamente voci.

Sono una tradizione in continua evoluzione, un progetto dai tratti ben definiti che ha fatto delle proprie origini un simbolo di orgoglio in tutto il mondo.

Un piccolo atelier di eccellenza italiana

Dall’unione indissolubile tra passione autentica e perizia tecnica nasce una nuova idea di motocicletta, capace di sorprendere il mondo con la sua unicità.

Ogni dettaglio è frutto di una lavorazione meticolosa, ogni componente diventa parte di un’opera che unisce estetica e ingegneria d’avanguardia.

Sono pezzi sognati da generazioni di appassionati, progettati per dare alla moto un’anima ancora più raffinata e prestazionale.

Ogni creazione è unica, realizzata su misura come un abito sartoriale, da ammirare, desiderare, vivere.

È l’autunno del 1973 quando le stradali giapponesi – prima Honda, poi Kawasaki, Yamaha, Suzuki e anche Ducati – trovano il loro primo atelier europeo: nasce un luogo dove la moto si trasforma in arte.